Madame Cyclette: la recensione di Giulia Lombezzi

Madame Cyclette: la recensione di Giulia Lombezzi

Ora che sono un po’ meno catafratta di ieri, voglio dirvi una cosa sullo spettacolo Madame Cyclette. La cosa è… andate a vederlo. È una riflessione amarissima ed esilarante sulla spaventosa idea del tempo che passa. Il tempo scomponibile, parcellizzabile, vendibile e barattabile. Un mondo grottesco dove vincere significa cancellare tutto quel che sei stato per avere una nuova riserva di ore, minuti e secondi da giocarsi di nuovo, in una febbre disperata, comicissima dove l’esistenza vale quanto i gettoni delle slot machines. Mentre ridi di gusto godendoti i quattro generosi, versatili, poetici attori (tra cui il mio Matteo Barbè Emoticon heart) ti si allarga una stretta nello stomaco al pensiero di quanto valore hanno avuto i tuoi, di minuti, a quante ore stanno sgocciolando via dalla tua memoria e a quanti flashback vorresti cambiare mentre in realtà sei già tutto proiettato nei flashforward. Il presente? Solo un tramite, solo un tristissimo cavalcavia. Chi dice che la drammaturgia contemporanea è morta e che le giovani generazioni non hanno niente da dire, non rompa le balle, prenda il bus e se ne vada a vedere questo lavoro, a cui auguro di andare tanto, tanto lontano.

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